Fratello ti ricordi davvero di Tina Pica?- L’omaggio all’attrice napoletana ai quartieri spagnoli con il docufilm di Lucilla Parlato

Lo scorso 15 giugno ai quartieri spagnoli, in via Carlo De Cesare, si è inaugurata una gran bella iniziativa, una mostra dedicata all’indimenticabile “Caramella” di Pane, amore e …, la caratterista napoletana Tina Pica.

La mostra è stata ospitata nello spazio Quartieri Airots (l’antica Chiesa della Congregazione dei 63 Sacerdoti) e curata da Giulio Baffi e realizzata dallo scenografo Luigi Ferrigno.

Questa mostra è stata realizzata in corrispondenza del 50° anno dalla scomparsa dell’attrice.

Parte importante di questa mostra è stato il docufilm “Fratello Ricordati di Tina Pica” realizzato da Lucilla Parlato  e Federico Hermann e prodotto da Identità Insorgenti.

La realizzazione di tale documentario ha richiesto un  gran lavoro : visione di ore e ore dei tantissimi film di Tina Pica, interviste ai nipoti dell’attrice e ricerche.

Lucilla Parlato mi ha spiegato che ogni anno, lei insieme al suo team di Identità Insorgenti, omaggiano un rappresentante della cultura partenopea e che quest’anno hanno optato per Tina Pica in occasione della ricorrenza del 50° anno della sua scomparsa.

Già sono 50 anni che  Napoli e l’Italia intera sono orfani di Caramella. Io però provo ad azzardare una seconda ipotesi sull’omaggio all’attrice napoletana, o meglio, giocando con gli ingredienti della mia fantasia provo a tirarne fuori una realtà alternativa, fatta di fantasticherie ma anche di buonsenso.

“È stata una grandissima spalla di De Sica, di Eduardo…”, “Era una versione di Totò al femminile”, sono due delle affermazioni più gettonate che vengono tirate in ballo ogni qualvolta si parla di Tina Pica.

La luce di una delle più caratteristiche maschere femminini del cinema italiano è stata spesso oscurata dal cono d’ombra di personaggi maschili imponenti, tra cui quelli sopracitati, e ciò ha fatto sì che la Pica non fosse mai del tutto la Pica, ovvero il suo valore è sempre stato misurato e comparato alla grandezza di altri.

Allora io m’immagino che la mostra dedicata alla maschera napoletana dalla voce roca abbia avuto lo scopo non solo  di fare un omaggio ma piantare un seme, il seme della memoria e della riconoscenza, per rendere onore ad una donna che, nonostante la sua simbiosi con il palcoscenico e la macchina da presa, nonostante  abbia  intrapreso da giovanissima la strada del cinema, ha raggiunto il meritato successo nazionale solo alla soglia dei 65 anni.

Se fosse stata uomo? E se fosse stata invece una donna dalle fattezze tali da poter esser considerata una sex symbol dalla sue epoca?

Avrebbe avuto possibilità e riconoscenze differenti? Difficile rispondere. Anzi no,e’ semplice ed io dico di si. Non è difficile immaginarsi quell’Italia che concede spazio a spizzichi  e bocconi alle donne, anche se di spessore e di talento. Certo, a meno che le donne in questione non fossero in grado di solleticare e stuzzicare le fantasie maschili. Da allora quanto e’ cambiata l’Italia? E’ cambiata? La Loren avrebbe mai avuto quelle stesse opportunità che ne hanno fatto di lei una stella se non avesse avuto il fisico che la contraddistingueva? No ,no non le avrebbe avute, e ci saremmo persi una grandissima del cinema italiano ed internazionale.

Prima di rispondere frettolosamente, magari senza rifletterci su un attimo , ti dico :” Fratello prima vatti a  coricare

Allora fratelli ricordiamoci davvero  di Tina Pica, in quanto tale.

Forse chiacchiere inutili le mie. Godiamoci i personaggi che hanno contribuito a rendere grande Napoli e ringraziamo chi  ancora si incarica di portare avanti iniziative come questa dedicata a Tina Pica.

 

Fabio De Rienzo