Karen che insegna a prendere a calci la vita di strada – karate, scherma giapponese e disciplina ai quartieri spagnoli

Karen che insegna a prendere a calci la vita di strada

karate, scherma giapponese e disciplina ai quartieri spagnoli

 

Di madre inglese e padre napoletano,  Karen Torre,residente a Pozzuoli, è una quartierana a tutti gli effetti, una delle colonne portanti del riscatto sociale di questa nuova era ai quartieri spagnoli, una delle programmatrici della versione Quartieri 2.0.

Karen come istruttrice e direttore tecnico del Ronin Club, palestra di arti marziali in vico lungo san Matteo ai quartieri spagnoli, porta avanti da anni un progetto sportivo che si propone di educare i ragazzi alla disciplina allontanandoli dalla strada.

Con il karate e la scherma giapponese, l’istruttrice italo-inglese, ha portato nei vicoli dei quartieri un mondo tutto nuovo, ha fatto luce su culture, regole e sensazioni che valevano certo la pena di essere scoperte.

Regole, disciplina e obbiettivi ma anche tante soddisfazioni ai ragazzi e alle loro famiglie questo progetto ha portato sin dai primi passi, infatti sono diversi i campioni che frequentano i corsi di Karen:

-Giovanni Cafaro, 17 anni 2 titoli mondiali, 1 super Champion europeo
-Francesco e Mattia Serrone, campioni d’Europa
-Francesca Pollio, 14 anni, 2 titoli europei, pluri -campionessa italiana

-Come nasce questo tuo progetto?

Sei anni fa elaborai un progetto, un’idea  su come il karate potesse essere d’aiuto nei ragazzi in età di crescita poiché trattasi di una disciplina che insegna valori quali rispetto, fair play, aggressività canalizzata in un gesto tecnico.

Per il quartiere cominciò il passaparola delle mie idee così mi fu proposto di fare lezione ai ragazzini, per toglierli dalla strada, nell’oratorio della Chiesa della Concezione a Montecalvario, era dicembre 2012. Quella prima volta fu un mezzo disastro, i ragazzi avevano in testa solo il calcio e magari l’idea dia vere un’istruttrice donna li straniva.

Lasciai perdere per un po’ ma ci riprovai l’estate successiva, lì cominciò il successo di questo progetto: primi campionati regionali vinti, sempre più ragazzi e genitori appassionati a questo sport, tant’è che il numero degli iscritti cominciò notevolmente ad aumentare. Cosi abbandonammo la piccola stanza dell’oratorio per trasferirci qui in questa palestra.

-Questo progetto, oltre ai risultati sportivi, quanto ha inciso nel tessuto sociale del territorio?

Ha inciso tantissimo, basti pensare che, prima del mio arrivo, qui i ragazzi conoscessero solo il calcio. Mancava proprio la cultura della conoscenza e dell’accettazione di qualcosa di diverso. Ora il discorso è cambiato, complici soprattutto i risultati sportivi sin qui ottenuti. Qui ci sono ragazzi campioni d’Europa e campioni del mondo e questo ha creato tanto entusiasmo, tanto da stabilizzare fortemente il concetto che le attività che si fanno qui possano essere davvero un rimedio vincente al richiamo della strada.

-Secondo te questi ragazzi che prendono parte al tuo progetto possono essere un esempio per altri che invece seguono ancora l’esempio della vita di strada?

Sicuramente, perché chi si impegna in un qualcosa che gli piace, che lo appassiona e che lo stimoli non può che partecipare ad un processo costruttivo e quindi ciò lo porta a costruirsi un futuro. E che l’impegno riguardi il karate, la musica, la pittura o altro non importa, ciò che conta è avere impegni e stimoli.

-Ti sei prefissata delle mete per questo tuo progetto o si vedrà man mano cosa ha da offrire il percorso?

I ragazzi hanno già raggiunto notevoli traguardi a livello sportivo ma ovviamente vorrei che continuassero vincere sempre di più, sarebbe bello. Il sogno sarebbe quello di poter usufruire di una vera grande palestra dove poterci allenare. In realtà è capitato che mi proponessero delle strutture in cui trasferire il progetto ma tutte lontano da qui e in quel caso non avrebbe più senso di parlare progetto radicato nel territorio.

-Raccontaci la tua esperienza di quando hai messo per la prima volta il piede, da estranea, ai quartieri spagnoli e di poi cosa sia cambiato ora che ne sei parte integrante.

Quando sono venuta qui per la prima volta più che estranea ero straniera (ride, ndr) e mi sentivo esclusa dai processi interni del territorio, avevo come la sensazione che le persone guardandomi mi dicessero” se non sei di qui non puoi far parte di noi”. Erano, però’, appunto sensazioni, oggi sono sicuramente “una di loro” avendo capito le dinamiche della vita qui. Trovo piena collaborazione e disponibilità in tutto e per tutto.

Vedi dal di fuori è facile giudicare, è facile avere dei pregiudizi su qualcosa che non si conosce. Qui è un ecosistema, devi adattarti al territorio. È un mondo dal segnale criptato, per capirlo devi avere la chiave di codifica. Quando ce l’hai comprendi ogni cosa. Comprendi la vera Napoli

Fabio De Rienzo