La seconda vita di un Quartiere fatto da pelli umane.

 

I Quartieri Spagnoli , (probabilmente) per la loro conformazione in salita, risultano non omogenei anche nella loro fase di “rinascita”. Da diversi anni, Vico Lungo del Gelso  e Via Speranzella vivono una seconda vita, grazie ad un passaggio quasi costante di un flusso turistico incuriosito dall’alta proposta culinaria di diversi imprenditori locali per fortuna e,  dal meraviglioso effetto cromatico di tante bandierine che sembrano talvolta  accorciare le distanze  tra un palazzo e l’altro.

Più su, Vico Lungo Teatro Nuovo  sembra reggere il colpo, attirando molti giovani e turisti con Spritz e pasta e patate a volontà. Persino la famosa Via Emanuele De Deo, sembra rigenerata dalla riapertura di diverse attività commerciali che, negli anni novanta, manco ad immaginarle. Qui non si mangia solo. Più su, in salita, sulla facciata di un palazzo sembra che Maradona con il suo murale restaurato, abbia fatto di nuovo goal. Un giusto intuito, la giusta scusa, per poter attirare turisti nella maniera più semplice e vincente.  Ci ha pensato poi un giovane argentino e la nostra gente a completare “Largo degli artisti”…

In Via Portacarrese a Montecalvario, le Monache Francesi, hanno affidato la loro struttura ad una fondazione che sembra lavorare per la rigenerazione urbana e non solo.Ce lo ricordiamo tutti il chiostro delle monache francesi e le partite di calcetto su quelle mattonelle gialle.  In Piazzetta Sant’Anna di Palazzo, si respira una nuova energia con il restyling in programma e l’ex mercatino rionale voluto dall’alto anni fa, è oggetto di discussione, di risanamento e di riutilizzo per scopi sociali.  Il lavoro egregio di due teatri , gli alberi ed una pizzeria in piazzetta Trinità degli Spagnoli,  l’apertura di nuovi asili Nido, la famosa educativa territoriale, le tante parrocchie,  E forse, anzi sicuramente  tantissimo  altro.

E poi… Poi ancora tante scale da fare. Tante strade in salita da percorrere. Sembra da sempre che chi abita più vicino a Toledo, sia molto lontano dalle faccende di chi abita qualche metro più su. Da Via Toledo al Corso Vittorio Emanuele c’è di mezzo il mare. Vico Politi da sempre appare in un mondo diverso ( affascinante ed il più vivo a mio avviso), Via Francesco Girardi con le sue auto parcheggiate in divieto di sosta, le scale in cima a Vico Tofa piene di rifiuti, Cariati con le sue curve acciaccate da paletti comunali divelti e mobili abbandonati. E forse, anzi sicuramente tantissimo altro.

Eppure gli anni passano,  i quartieri  non hanno mai nascosto cicatrici e rughe anzi, si presentano per come sono. Veraci, accoglienti, talvolta diffidenti, poco ingenui, almeno non tanto quanto certi ragazzi universitari che con il cuore di napoli,  hanno bussato alle porte di tutti. Quel  “tutti” che poi non è cosi scontato.

Chi vi scrive, non vuole sollevare critiche. Le critiche sono sin troppo leggere ed effimere. Facili da sollevare. Chi vi scrive, crede nel  nostro quartiere. Quel “nostro” che poi non è cosi scontato. Un quartiere  che è fatto da pelli umane. Un quartiere che sa di essere umano, nel bene, nel male, con i suoi limiti, con il suo passo.  Un quartiere che ha bisogno di  migliorare, di venirsi incontro, di accorciare le distanze,  e di  non snaturarsi,  di non voltarsi dall’altra parte ma neanche di fare la spia. Un quartiere che ha bisogno di confrontarsi, di essere insieme, di essere tutti “ngopp”.  Un quartiere che si cibi di consapevolezza.

Credo in un quartiere che deve imparare a volersi più bene.

 

Giuseppe Maienza