Non aprite quella porta!

“Non aprite quella porta!” Mi sono sentito gridare da una nonnina dal balcone al primo piano; ma l’ho tranquillizzata dicendole, “signora sono del quartiere!” “Ah ok va bene, ma cosa ti porta qui, giovanotto?” ed io ancora una volta gli rispondo, “solo un controllo statico.”
Quando finalmente mi introduco e vengo avvolto da un buio fitto mi chiedo se è stata una buona idea rischiare. Cosa mi aspetterà? Incredulo mi domando mentre vado avanti, stupito e stonato da un posto più unico che raro mi accorgevo che avevo scoperto una vera chicca, in realtà sapevo che le cavaiole sono state costruite per concedere un appoggio al soprastante corso Vittorio Emanuele, quello che vedo seguendo il percorso fatto da strutture ad archi mi fa sentire come sobbalzato all’indietro nel tempo. Alla mia destra muri di supporto almeno un metro di spessore, ma alla mia sinistra la meraviglia di osservare tutte le facciate semi abbattute dei palazzi pre esistenti con ancora i balconi ed alcune finestre.
Tubi delle pluviali che mezzi rotti resistono appesi al muro, tracce di maioliche sconnesse a dimostrazione in quei luoghi tanti giorni fa c’ è stata vita vissuta. Provo a spegnere la torcia ed a chiudere gli occhi provando ad immaginare come fossero i suoni ed i rumori di quei vicoli ormai rimasti nascosti, ed è presto fatto, mi ritrovo in un momento in quel vicolo di fine ottocento con bambini che giocano a rincorrersi, piante e fiori esposti alle finestrelle, nonne che stendono il bucato e due innamorati che si abbracciano per salutarsi. Accendo la luce e provo ad andare avanti spinto dalla curiosità, e come al solito non sono solo cose belle, mi accorgo che ci sono tanti sversamenti di materiale edile, proprio come quando si visita Napoli sotterranea. Il mio viaggio finisce quando il tunnel mi si propone murato quasi completamente infatti in basso vedo un passaggio molto stretto ma decido di non rischiare ulteriormente anche se capisco che porta da un lato che non riesco ad intravedere. Mentre mi incammino per l’uscita noto una piccola pala molto arruginita e decido di portarla via con me, ogni volta che la guardo ho la possibilità di rifare questo viaggio che in quattro righe ho tentato di farvi vivere. La domanda è, ci ritorno magari per avere delle riprese, o mi lascerò bastare il ricordo di quei vicoli nascosti?

Salvatore Iodice