Sant’Anna di palazzo e le strade limitrofe

Oggi vogliamo dar luce e attenzione a una parte dei quartieri spagnoli che, urbanisticamente si dissocia dal reticolo di strade ben definito a opera degli spagnoli, poniamo l’attenzione su tre decumani che tratteggiano la forma primitiva e scoscesa del quartiere: Vico Sergente Maggiore, Via Carlo de Cesare e ,via Nardones.
Tutte arrivano nella zona di Sant’Anna di palazzo e solcano la collina a ridosso di via Chiaia .Un tempo tutta questa zona era di proprietà della Certosa di San Martino ,coltivata a piantagioni di agrumi e mirto,quasi tutte le costruzione hanno mantenuto le destinazioni d’uso per cui sorte, rimanendo un piccolo cortile al centro dei palazzi o piccoli giardini.Le caratteristiche urbane della zona sono androni impreziositi da paraste, i portoni imponenti in legno, e archi a tutto sesto per le volte. Agli inizi degli anni ‘70 la facoltà di architettura fece uno studio sull’urbanistica della zona e definì unica la scelta delle costruzioni a schiera con piccoli corti sulla costante pendenza della collina e sui vuoti che diventarono cisterne fino a ridosso della chiesa di Sant’Anna di palazzo .La chiesa fu costruita su una proprietà della famiglia Lauro, in donazione a una confraternita di Domenicani della congregazione del Rosario,( la definizione di palazzo è in riferimento al convento di San Luigi di palazzo oggi attuale palazzo della prefettura) della famiglia si può ammirare il casato sullo stemma affisso sulla testa del portone , questo è l’unico riferimento all’origine della chiesa del primo cinquecento napoletano dopo di che ,vista la vicinanza al Palazzo Reale,nel periodo del barocco numerosi interventi artistici di noti artisti si susseguirono in questa chiesa. L’insieme di stucchi e marmi policromi danno l’idea dello stile pre-rococò del settecento napoletano. Piccola curiosità da dire e l’utilizzo delle acque santiere ai pilastri e l’utilizzo della fonte battesimale, una novità e anticipazione per quegli anni che poi verrà diffusa in tutta di chiese napoletane nel fine settecento.